Una denominazione minuscola, e siamo dentro
Ci sono denominazioni che coprono province intere e denominazioni che si contano sulle dita di una mano. La Valdadige Terradeiforti DOC appartiene alla seconda categoria: comprende i territori di Dolcè, Brentino Belluno e Rivoli Veronese in provincia di Verona, più Avio nella Provincia autonoma di Trento. Quattro comuni, un corridoio stretto lungo il fiume Adige, e la nostra corte proprio nel mezzo.
La storia amministrativa è recente: era una sottozona del più ampio Valdadige e ha ottenuto autonomia nel 2006 come Terradeiforti Valdadige, per poi vedere il nome invertito nella forma attuale nel 2011. Le dimensioni sono quelle di un artigianato più che di un'industria, con poche decine di ettari rivendicati e una produzione imbottigliata che resta contenuta. Non troverete questi vini negli scaffali di mezza Europa: li troverete qui.
Il fatto che ci piace di più raccontare agli ospiti è un altro: questo pezzo di valle è contemporaneamente dentro la DOC Valpolicella e dentro la Valdadige Terradeiforti. Due mondi enologici diversi che si sovrappongono nello stesso paesaggio, con l'Adige a fare da spina dorsale e i vigneti di Pinot grigio ed Enantio che circondano la corte.
L'Enantio, una vite che Plinio conosceva già
L'Enantio è il rosso autoctono di questa valle, e il suo nome ampelografico ufficiale è Lambrusco a foglia frastagliata — nulla a che vedere, nonostante l'omonimia, con i Lambruschi emiliani. Il nome Enantio è di origine latina e viene ricondotto a Plinio il Vecchio, che nella Naturalis historia, nel I secolo dopo Cristo, descriveva una vite selvatica e domestica presente nei boschi della Vallagarina.
Non è solo suggestione letteraria. Gli studi genetici collocano questa varietà in un gruppo di viti legate alle morene glaciali fra la conca del Garda e la valle dell'Adige, con parentele strette con le viti selvatiche ancora presenti nella zona di Avio. È, in altre parole, una delle varietà coltivate più vicine alla vite spontanea che si possano incontrare in Italia. I terreni sabbiosi del fondovalle sono il suo habitat naturale, e dal settembre 2022 l'Enantio è anche Presidio Slow Food.
Nel bicchiere si riconosce subito: rosso rubino molto intenso, con riflessi granata quando ha qualche anno; profumo fine e particolare, con sensazioni balsamiche che si posano sulla frutta rossa matura; struttura notevole e tannini definiti, mai smussati. Il disciplinare chiede almeno l'85% di Enantio in etichetta e prevede un affinamento minimo di dieci mesi, che diventano trentasei per la versione Riserva. Accanto all'Enantio vive un secondo autoctono, la Casetta, riconoscibile per le note di prugna e amarena.
Il Pinot grigio della valle
Il bianco della denominazione è il Pinot grigio, che qui non è affatto un ospite di passaggio: la valle dell'Adige è una delle sue zone d'elezione storiche in Italia. Anche in questo caso il disciplinare impone almeno l'85% della varietà, con un eventuale saldo di altre uve bianche non aromatiche della zona.
Il profilo è quello di un bianco misurato: giallo paglierino tenue, naso piacevolmente fruttato con note di fiori bianchi e un accenno di vaniglia, bocca secca, armonica, diretta. L'affinamento minimo è di quattro mesi, che salgono a dieci per la tipologia Superiore, la quale deve inoltre raggiungere un grado alcolico superiore di un punto rispetto alla versione base. È il vino che vi consigliamo per i pomeriggi d'estate in corte, quando il caldo scoraggia i rossi importanti.
Perché si chiama Terra dei Forti
Il nome della denominazione non è un'invenzione di marketing. Fra il 1849 e il 1852 gli austriaci costruirono qui lo sbarramento difensivo di Rivoli-Ceraino, un sistema di quattro fortificazioni pensato per controllare lo sbocco della Val d'Adige e la strada verso il Brennero. A Ceraino sorsero la Chiusa Veneta e il forte intitolato all'ingegnere militare Hlawaty; sul Monte di Sant'Ambrogio il Mollinary; a Rivoli Veronese il Wohlgemuth.
La geografia spiega tutto: alla Chiusa di Ceraino l'Adige si infila fra due pareti rocciose in un passaggio strettissimo, prima di aprirsi verso la pianura e la Valpolicella. Chi teneva quel varco teneva la valle. Oggi quello stesso corridoio è attraversato dalla ciclabile Adige Terra dei Forti, inaugurata nel 2014: circa venticinque chilometri quasi interamente pianeggianti da Volargne a Borghetto d'Avio, passando per Ceraino, Dolcè, Peri e Ossenigo, fra argini, vigneti, frutteti e boschi. Dalla corte si prende la bicicletta e ci si è già dentro.
A tavola: cosa mettere accanto a questi vini
L'Enantio è un rosso che chiede cibo. Con la sua struttura e i suoi tannini netti regge senza sforzo la pastissada de caval con la polenta, i brasati lunghi, gli stracotti, la selvaggina e i formaggi di malga più stagionati, a cominciare dal Monte Veronese DOP nelle versioni più mature. Le note balsamiche fanno il resto: alleggeriscono i piatti grassi invece di appesantirli.
Il Pinot grigio della valle si muove all'opposto: antipasti di salumi non troppo speziati, risotti di verdure, pesce d'acqua dolce, formaggi freschi. È un bianco che accompagna senza mettersi al centro della scena.
Se volete fare le cose per bene, il nostro Home Restaurant Le Tre Sorelle lavora su prenotazione con i piatti della tradizione veronese: bastano due parole al momento della prenotazione e organizziamo la serata. Bere un Enantio a poche centinaia di metri dai filari da cui è nato, dentro una corte del Seicento, è un'esperienza che non si riproduce da nessun'altra parte.
La tavola, qui, è parte del soggiorno — B&B Corte Barbieri
L'Home Restaurant «Le Tre Sorelle» propone piatti della tradizione veronese con prodotti a km zero, pasta e pane fatti in casa. Pranzi e cene su prenotazione.