Il Forte di Rivoli (ex Forte Wohlgemuth) arroccato sullo sperone roccioso che domina la Valle dell'Adige
Forte di Rivoli Veronese — foto: Vid Pogacnik · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Una valle stretta, e per questo decisiva

Chi arriva a Ceraino per la prima volta se ne accorge subito: qui la valle dell'Adige si strozza. Le pendici del Monte Baldo e quelle dei Lessini si avvicinano fino a lasciare al fiume poco più di una gola, e in quella gola devono passare tutti — la strada, la ferrovia, l'autostrada e, un tempo, gli eserciti.

È questa geografia a spiegare tutto il resto. La valle dell'Adige è da sempre il corridoio naturale fra la pianura padana e il mondo germanico: la via del Brennero, la strada dei commerci e delle invasioni. Chi controllava questo punto controllava il passaggio. Ecco perché, in pochi chilometri quadrati, si è accumulata una densità di storia militare che non ha molti paragoni nel Nord Italia.

La Chiusa: il cancello della valle

Il punto più stretto ha un nome che dice tutto: la Chiusa, o Chiusa di Ceraino, storicamente nota anche come Chiusa Veneta. Dopo il ritiro dei ghiacciai quaternari il fiume si è scavato la strada attraverso la barriera rocciosa, creando nei millenni una forra spettacolare, con pareti che precipitano quasi a picco sull'acqua.

Per secoli la Chiusa ha funzionato come posto di controllo su merci e persone in ingresso nel territorio veronese. Esistono documenti già dal Cinquecento che la descrivono presidiata da soldati, con una serie di opere fortificate a guardia del passaggio. Non era un confine simbolico: era una dogana, un filtro, un luogo dove si decideva chi entrava e chi no.

Oggi la Chiusa è soprattutto un luogo di rara bellezza. Attraversarla in bicicletta, o vederla dall'acqua durante una discesa in gommone, è un'esperienza che restituisce immediatamente il senso di quella storia: si capisce con gli occhi perché nessuno, in duemila anni, ha mai potuto ignorare questo posto.

I forti asburgici: lo sbarramento Rivoli-Ceraino

Il nome Terradeiforti non è un'invenzione turistica: viene dalle fortificazioni che ancora oggi presidiano i crinali sopra la valle. Fra il 1849 e il 1852, per proteggere la strada del Brennero e lo sbocco della Val d'Adige, gli austriaci realizzarono uno sbarramento fortificato fra Rivoli e Ceraino, composto da quattro opere principali.

Sulla sinistra dell'Adige sorgevano il Forte Hlawaty, poi ribattezzato Forte Ceraino, costruito attorno al 1850-1851 nella frazione di Ceraino del comune di Dolcè, e il Forte Mollinary, poi Forte Monte, in località Monte nel comune di Sant'Ambrogio di Valpolicella, a quota più elevata. In fondovalle, sempre a Ceraino, il Forte della Chiusa controllava direttamente il passaggio di strada e ferrovia. Sulla destra dell'Adige, a Rivoli Veronese, si trovava invece il Forte Wohlgemuth, poi Forte Rivoli, sul Monte Castello.

I nomi originali erano quelli di ufficiali austriaci; l'italianizzazione arrivò dopo, quando con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866 le opere passarono all'esercito italiano. Molte di queste strutture sono oggi abbandonate, ma restano leggibili nel paesaggio e raggiungibili a piedi: sono fra le passeggiate che consigliamo più volentieri ai nostri ospiti.

Rivoli, gennaio 1797: quando da queste parti passò Napoleone

Mezzo secolo prima dei forti, questa stessa geografia era già stata teatro di uno degli episodi militari più celebri d'Europa. Il 14 e 15 gennaio 1797, sull'altopiano di Rivoli Veronese, l'Armata d'Italia guidata dal generale Napoleone Bonaparte affrontò e sconfisse le truppe austriache comandate dal feldmaresciallo Alvinczy, che scendevano dal Tirolo nel tentativo di rompere l'assedio di Mantova.

La battaglia di Rivoli è considerata uno dei capolavori tattici della prima campagna d'Italia e contribuì in modo decisivo alla costruzione del mito napoleonico. Il nome di questo piccolo comune veronese finì per essere celebrato ben oltre i confini della valle.

A Rivoli Veronese esiste un museo napoleonico dedicato alla battaglia e alle sue conseguenze sulla storia italiana, con documenti, stampe, armi e plastici del campo di battaglia. È a pochi minuti da noi e vale senz'altro la visita: verificate però gli orari di apertura prima di mettervi in viaggio, perché non sono continuativi tutto l'anno.

Un'identità di confine, fra Veneto e Trentino

C'è un dettaglio che spiega meglio di ogni altro l'anima di questa zona: fino al 1915, poco a nord di qui, la località di Ossenigo segnava il confine con l'Impero austro-ungarico. Non è storia remota: sono nonni e bisnonni, famiglie divise da una linea sulla carta, dialetti e mestieri che si somigliano da una parte e dall'altra.

Questa condizione di frontiera ha lasciato tracce ovunque: nell'architettura, nella toponomastica, nel modo di lavorare la terra. E soprattutto nel vino. La denominazione Terradeiforti, riconosciuta nel 2006, si estende a cavallo fra Veneto e Trentino e racconta esattamente questo: un territorio che amministrativamente è diviso ma culturalmente è uno solo.

Il vitigno simbolo è l'Enantio, una varietà autoctona a bacca rossa profondamente legata a questa valle. Accanto convivono le produzioni della vicina Valpolicella, Amarone compreso. Bere un calice di Enantio guardando i forti sui crinali è forse il modo più diretto per capire dove siete finiti.

Come leggere la valle, oggi

Se questa storia vi ha incuriosito, non affrontatela come una lista di monumenti da spuntare. Prendetevi una mattina, salite verso uno dei forti e provate a immaginare cosa significasse presidiare questa valle.

Poi scendete lungo il fiume, attraversate la Chiusa, fermatevi dove la roccia si stringe. In poche ore avrete attraversato duemila anni di dogane, eserciti e confini — e sarete tornati in tempo per cena, in una corte del Seicento che di tutta questa storia è, semplicemente, una delle tante testimoni silenziose.

Il fiume che avete letto scorre a due passi da qui — B&B Corte Barbieri

Il B&B Corte Barbieri è una corte del Seicento nel centro di Ceraino, sulle sponde dell'Adige, nella zona storica della Terradeiforti. Tre alloggi indipendenti.